TRACKS / TRACES - The Open Box

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TRACKS / TRACES

 
 
 
 

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Rassegna Stampa

Flash Art
n.321 Maggio - Giugno 2015
Apre “The Open Box”, una scatola aperta per l’arte
Tracks/Traces


Artribune
26 maggio 2015
A Milano c’è una nuova… scatola delle sorprese. In un garage


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TRACKS / TRACES
Valentino Albini
David Reimondo
Andrea Francolino
curated by
Gaspare Luigi Marcone

OPENING
FRIDAY 10 APRIL 2015
6 - 9 PM
from 11 to 30 April 2015 by appointment only

Theoretically every artist would like to leave a trace.Some may be deep and enduring, others superficial and ephemeral.All these traces reinforce their “beingness”.They are fragments of space-time-action.
Valentino Albini (Reggio Callabria, 1959), a professional photographer, has for around 30 years been conducting research into the photographic image – real or potential – decomposing it, dissolving it or annulling it, producing new works that overturn the origin of the image itself.In the series Reappearance Hypothesis (2014) he has used the wrappers of Polaroid films that expired in 2002, heated and then pressed to mix the developing liquid they contain.The still wet negative is separated from the photographic paper and is then impressed on Fabriano paper, transferring liquid colours and forms to the white surface.Through pressure and heat that which is contained in the film package does not create an image following the canonical phases of photographic “development”; matter and material leave their mark, a ghostly impression thanks to the specific action of the artist. Moreover, this re-apparition is generated by a film that has expired, that is almost sterile and never exposed to the light, but the chemical fragments and the physical memories still produce an image. David Reimondo (Genoa, 1973) has for the last four years been continuously creating new "symbols” (graphemes and phonemes).Simplifying, it might be said that he is creating a new language, but in reality the project is in perpetual development; it is the continuous conception of new symbols that his action and the resulting work are concretized, every time in a different way.The installation Laaaoooss is composed of a white sheet of paper on which has been embossed his symbol indicating the concept of “space”, the phoneme for which is in fact Laaaoooss. The trace pressed into the sheet repeats with an irregular cadence the pronunciation of the symbol, thanks to an ingenious digital-sonic device invisible to the observer.Space – like time – is experienced and perceived but it is difficult to have a comprehensive overview of it. Andrea Francolino (Bari, 1979) reflects on the contemporary everyday. Eco-sustainability is his guide; a utopia towards which the artist strives.He analyses the depersonalised and concreted contemporaneity, shedding light on all the fragilities of humankind.He has collected the wounds of the soil. Concrete and asphalt, materials of the contemporary age, emblems of socio-economic and technical-industrial development, “conceived” as enduring and solid, themselves reveal the inevitable passing of time.While covering the route between his studio and the exhibition location, he has conceived seven works in a potentially infinite series.Using concrete dust he has “harvested” and “traced” – in negative – the essence and the form of seven “cracks" in the road encountered on his route.Metaphors of fragility like the dusts used and then transferred, impressed on paper.Each work bears a date, a time and satellite coordinates that allow the precise space and time of his action to be identified. The coordinates are, in fact, the titles of the works and the observer may work their way back to the original location, while the real cracks transform with the passage of time.
Gaspare Luigi Marcone (Terlizzi, BA, 1983). Destruction, transformation and regeneration of culture and nature are some of the fundamental elements of Gaspare’s research.The work Untitled (2013-1983) is a 30-metre long, black linen thread (in 30 different examples) made when the artist turned 30.The work may be installed differently each time.A metaphor for the artist and, by extension, the versatility and metamorphosis of the human being within “time”; a natural fibre, used from the ancient Egyptians through to the contemporary world of fashion, reflecting on the "thread" of history and art as well as biology.To create poetry is to measure.



TRACKS / TRACES
Valentino Albini
David Reimondo
Andrea Francolino
curated by
Gaspare Luigi Marcone

OPENING
FRIDAY 10 APRIL 2015
6 - 9 PM
from 11 to 30 April 2015 by appointment only

Teoricamente ogni artista vorrebbe lasciare una traccia. Alcune sono profonde e durature altre superficiali ed effimere. Tutte le tracce potenziano l’“esserci”. Sono frammenti di spazio-tempo-azione.
Valentino Albini (Reggio Calabria 1959) fotografo professionista porta avanti da circa trent’anni ricerche sull’immagine fotografica – reale o potenziale – decomponendola, dissolvendola o annullandola, producendo nuovi lavori che stravolgono l’origine dell’immagine stessa. Nella serie Reappearence Hypothesis (2014) ha utilizzato gli involucri o buste di pellicole Polaroid scadute nel 2002 riscaldate e poi pressate per far mescolare il liquido di sviluppo contenuto al loro interno. Il negativo ancora bagnato viene separato dalla carta fotografica e poi impresso su carta Fabriano trasferendo colori e forme del liquido sulla superficie bianca. Per pressione e riscaldamento ciò che è contenuto nella pellicola non forma un’immagine seguendo le canoniche fasi di “sviluppo” della fotografia; materia e materiale lasciano la loro impronta, un’impressione sindonica grazie al particolare agire dell’artista. Inoltre tale “riapparizione” è generata da una pellicola ormai scaduta, quasi sterile e mai esposta alla luce, ma i frammenti chimici e le memorie fisiche producono ancora un’immagine. David Reimondo (Genova 1973) da quattro anni crea continuamente nuovi “simboli” (grafemi e fonemi). Semplificando si potrebbe dire che sta elaborando una nuova lingua ma in realtà il progetto è in perpetuo divenire; è nel continuo concepire nuovi simboli che si concretizzano, ogni volta in modo diverso, il suo agire e il lavoro finale. L’installazione Laaaoooss è data un foglio bianco su cui è stato impresso con la tecnica della goffratura il suo simbolo per indicare il concetto di “spazio” il cui fonema appunto è Laaaoooss. La traccia “scavata” sul foglio ripete con cadenza irregolare la pronuncia del simbolo, grazie a un ingegnoso dispositivo informatico-sonoro invisibile al fruitore. Lo spazio – come il tempo – si vive e si percepisce ma è difficile averne una visione assoluta e totalizzante. Andrea Francolino (Bari 1979) riflette sulla quotidianità contemporanea. L’ecosostenibilità è la sua linea guida; un’utopia verso cui l’artista tende. Analizza la contemporaneità massificata e cementificata portando in risalto tutte le fragilità dell’essere umano. Ha raccolto le ferite del suolo. Cementi e asfalti, materiali dell’evo contemporaneo, emblemi dello sviluppo economico-sociale e tecnico-industriale, “pensati” come durevoli e solidi, rivelano anch’essi l’inevitabile trascorrere del tempo. Percorrendo il tragitto tra il suo studio e il luogo espositivo ha concepito sette lavori di un ciclo potenzialmente infinito. Con la polvere di cemento ha “raccolto” e “ricalcato” – in negativo –l’essenza e la forma di sette “crepe” incontrate sul suo percorso. Metafore di fragilità come le polveri utilizzate poi trasferite, impresse su carta. Ogni lavoro riporta giorno, ora, coordinate satellitari per individuare precisamente lo spazio-tempo del suo agire. Le coordinate, infatti, sono i titoli dei lavori e l’osservatore può risalire al luogo originario mentre le crepe reali si trasformano con il passare del tempo.
Gaspare Luigi Marcone (Terlizzi – BA – 1983). Distruzione, trasformazione e rigenerazione della cultura e della natura sono alcuni elementi fondamentali nella ricerca di Gaspare. L’opera Untitled (2013-1983) è un filo di lino nero lungo 30 metri (in 30 esemplari diversi) realizzata quando l’artista ha compiuto trent’anni. Il lavoro può essere installato ogni volta in modo diverso. Metafora dell’artista e, per estensione, della versatilità e della metamorfosi dell’essere umano all’interno del “tempo”; una fibra naturale – usata dagli antichi culti egizi fino al mondo contemporaneo della moda – per riflettere sul “filo”, oltre che biologico, anche della storia e dell’arte. Poetare è misurare.








 
 
 
 
 
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