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Pietre/Stones


THE OPEN BOX


PIETRE / STONES
VALENTINO ALBINI – ANDREA FRANCOLINO – GASPARE – DAVID REIMONDO – FABIO RONCATO
a cura di
GIULIA BORTOLUZZI
inaugurazione
SABATO 2 APRILE 2022
ore 12-21
dal 2 aprile al 30 maggio 2022
solo su appuntamento


Siamo gli ultimi arrivati sul pianeta Terra e siamo qui con l’ambizione di dominare. Ma come ci ricorda Roger Caillois, anche se ignoriamo la bellezza generale “che sin dall’origine emana dall’architettura dell’universo” c’è qualcosa di fondamentale che si impone e che invidiamo, qualcosa “che è ben riassunto, nella sua brutalità, dal termine minerale”¹. La nostra umanità si rivela così fugace di fronte all’universo delle pietre che scorre da migliaia di secoli in condizioni ambientali tutt’altro che favorevoli. Non a caso in paleontologia nominiamo i tempi più antichi dell’umanità come “età della pietra”, e più comunemente parliamo dei minerali come ordine di principio, di durezza e d’immobilità. Queste sono le cinque pietre, fisiche, simboliche e artistiche, su cui si fonda The Open Box.
Pietra è la pietra infernale, antica denominazione del nitrato d’argento che per reazione con i sali alogenuri si trasforma in piccole particelle di alogenuro d’argento, dissolta con il solvente nelle pellicole fotografiche di Valentino Albini (Reggio Calabria, 1959). Tracce di un passaggio tutt’altro che accidentale ma che prende forma nell’imprevedibilità delle condizioni chimiche, e che si presenta poliprospettico. È un’immagine che non è immagine, che non richiede punto di vista privilegiato e che si trasforma al contatto del colore con la luce, nell’incontro con lo sguardo (Pietra infernale, 2021, pellicola diapositiva non esposta, sviluppata e trattata con solvente, lightbox, misure complessive 61,2 × 5,7 × 6,6 cm).
Pietra è la grafite di matita, minerale trigonale tenero e di colore grigio scuro con lucentezza metallica, che riporta un codice scritto a mano libera in sistema numerico binario. David Reimondo (Genova, 1973) crea un cortocircuito tra la tradizionale pratica di scrittura che fissa i segni linguistici in una forma esterna durevole e la rappresentazione dell’informazione usata in informatica dagli elaboratori elettronici. Ma il cerchio si complica e l’immagine non finisce sulla parete: al coraggioso riportare del codice scritto a mano su file binario con estensione .mp3, il testo si trasforma ulteriormente nel suono del minerale (Il suono della pietra, 2022, scritta a matita su muro, 280 × 280 cm; dimensioni adattabili).
Pietra è l’ossidiana nera che, nella forma di una sfera di circa 12,7 cm, Gaspare (Terlizzi, 1983) usa per riprendere in scala il diametro del pianeta Terra. Largamente usata nel neolitico per ricavare armi e strumenti in virtù dei suoi margini taglienti, questa roccia eruttiva si compone quasi totalmente di una pasta vetrosa. L’unione di materia − vetro vulcanico nero − e forma − rotonda in perfetta scala terrestre – fagocita lo sguardo verso un luogo di sintesi che, potenzialmente, si espande nel tempo e nello spazio, matrice simbolica di un ciclo eterno di distruzione e rigenerazione (12,7 circa, 2014, sfera di ossidiana, diametro 12,7 cm circa).
Pietra è la dolomite, il minerale che predomina nelle rocce lucenti e riflettenti dei gruppi montuosi ritratti da Fabio Roncato (Rimini, 1982). Sovrapponendo venti fotografie satellitari a colori sfalsati, la proiezione circolare piega la crosta terrestre dissolvendo l’immagine della roccia in un orizzonte duttile e mobile, quasi liquido. I colori, infatti, non rappresentano il paesaggio ma sono il risultato d’impostazioni diverse dell’ottica satellitare, utilizzata nell’industria per evidenziare la distribuzione dell’attività antropica del suolo. Queste informazioni si dissolvono e perdono di senso, liberando il minerale in una visione quasi mistica (Polaris, 2022, stampa Fine-Art a getto d’inchiostro su carta cotone Hahnemühle Photo Rag 308 g, 112 × 112 cm).
Pietra è la polvere di lapislazzulo, minerale prezioso dal colore azzurro intenso e dalla lucentezza vitrea. Conosciuto sin dall’antichità, questo pigmento finemente macinato ha impreziosito affreschi e quadri medievali. Facendo eco a una lunga tradizione di giottesca memoria, Andrea Francolino (Bari, 1979) riempie di oltremare la sua crepa che attraversa il soffitto come uno squarcio di Universo, un’apertura che ricongiunge terra e cielo. La sua fenditura che irrompe sulle pareti fa metamorfosi verticale e, parimenti preziosa nella sua manifestazione, fa salire i nostri occhi verso l’alto alla ricerca di un futuro (Crepa, 2022, blu lapislazzuli, 132 × 4,5 cm circa; dimensioni ambientali).
¹R. Caillois, La scrittura delle pietre, [1970], Abscondita, Milano 2013, p. 12.



THE OPEN BOX
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20124
MILANO
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