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Endri Dani

 
 
 
 

DENDRI DANI
COPPER

a cura di
ROBERTO LACARBONARA

INAUGURAZIONE
MARTEDI 28 NOVEMBRE 2017
ORE 18-21

dal 28 novembre 2017 al 20 gennaio 2018 solo su appuntamento


Il rame è la materia prima utilizzata, nel corso dei millenni, per la produzione di una enorme quantità di manufatti artigianali ad uso domestico e decorativo. Facendo seguito ad una secolare attività di trasformazione del prezioso minerale in area balcanica (le prime tracce risalgono ad epoca illirica, VI-V sec. a.C.), il rapido sviluppo dell’industria albanese, agli inizi del Novecento, aveva imposto una decisa accelerazione dei processi produttivi, con il conseguente aumento di commercializzazione ed esportazione di prodotti in rame, tra i quali le tradizionali “filigrane”, oggetti ornamentali di oreficeria ottenuti mediante l'intreccio e la saldatura di sottili filamenti di metallo.
La grande diffusione di coppe e pendagli filigranati, in gran parte destinati al mercato occidentale europeo ed asiatico, subisce una drastica battuta d’arresto agli inizi degli anni ’90, con la caduta della dittatura comunista e la dismissione delle fabbriche di Stato. Una vicissitudine che implica l’abbandono repentino delle attività produttive e la massiva fuoriuscita di operai. Nel giro di pochi anni, tuttavia, nuove forme collettive autogestite di artigiani, precedentemente attivi nell’industria di trasformazione del rame, iniziano ad auto-organizzarsi in piena autonomia acquistando piccole quantità di materia prima dalle fabbriche francesi e tedesche. Lentamente l’attività produttiva della filigrana riprende il suo corso in una forma del tutto inedita: le grandi matasse di filo elettrico vengono sguainate bruciando la plastica di protezione in forni all’aria aperta; il filo, così ottenuto, è in seguito pressato e quindi intrecciato secondo gli usi e i modelli tradizionali, pur con enorme dispendio di tempo ed energia.
Copper, la prima personale italiana di Endri Dani, racconta la storia di questa insolita metamorfosi dei processi produttivi della modernità. Un processo a ritroso dal modello industriale a quello artigianale; la lenta, necessaria riscoperta di un lavoro in grado di rigenerare costantemente il sapere e l’identità. L’improvvisa cessazione dell’attività di fabbrica, implicando il brusco ritorno all’ingegno individuale, conduce al superamento di uno stato di depersonalizzazione ed alienazione a favore di una improvvisa presa di coscienza e di un nuovo spirito di organizzazione collettiva. Il nuovo status di homo faber e il superamento della condizione di animal laborans – come nella celebre accezione di Hanna Arendt (2001) – si esplica attraverso un processo di decrescita produttiva a vantaggio di una nuova realizzazione umana, quella di un ritrovato uomo artigiano (R. Sennett, 2008) disponibile ad apprendere dall’errore e dalla costante tensione verso il perfezionamento del gesto creativo. Una storia che l’artista suggella rievocando la vicenda personale e familiare che negli anni d’infanzia ha segnato l’esistenza della propria madre e dei tanti operai divenuti, all’improvviso, nuovi artigiani e uomini liberi. Attraverso l’esposizione di due matasse di filo elettrico, parzialmente sguainate al fine di ottenere la materia prima per la lavorazione delle filigrane, Endri Dani racconta il viaggio del rame, dalle industrie franco-tedesche alle botteghe artigiane albanesi. Pressato da rulli meccanici fino ad assumere l’aspetto di una sottile fettuccia di rame, il filo è sospeso all’altezza degli occhi dell’osservatore, mostrando nel dettaglio l’avvio del meticoloso lavoro di intreccio che condurrà alla produzione dei preziosi utensili. Sulle pareti sono esposti i calchi delle filigrane, tavole di argilla cruda sulle quali è possibile leggere la trama decorativa dei manufatti. La scelta di non esporre direttamente gli oggetti commerciali sottolinea infine la radicale separazione tra ornamento/superficie ed oggetto/merce: una rimozione che distingue nuovamente il processo industriale dall’invenzione creativa e dall’inestimabile sapienza dei gesti.
Copper, 2017, installazione, misure variabili, 4 tubi metallici, 2 matasse filo di rame, 12 tavole di argilla cruda, ciascuna 20x20 cm


Endri Dani
(Shkodra, Albania, 1987) vive e opera a Tirana.
Recenti mostre personali: Poiein, 1919 Gallery, Città del Messico, (Messico), 2017; Recenti mostre collettive: Mythologies, Palazzo Palmieri, Monopoli, 2017; Albanie 1207 km est, Mucem – Musée des civilisations de l’Europe et de la Méditerranée, Marsiglia, (Francia), 2016-2017; Forming in the pupil of an eye, Kochi-Muziris Biennale 2016, Kochi, (India), 2016; Museum ON/OFF, Centre Georges Pompidou, Parigi, (Francia), 2016; The Whale That Was a Submarine. Contemporary Positions from Albania and Kosovo, Ludwig Múzeum, Budapest, (Ungheria), 2016; Coexistence: For a New Adriatic Koinè, Fondazione Museo Pino Pascali, Polignano a Mare, 2015.


THE OPEN BOX
Via G.B. Pergolesi 6
20124
MILANO
www.theopenbox.org
info.theopenbox.org@gmail.com
+393382632596






ENDRI DANI
COPPER

curated by
ROBERTO LACARBONARA

OPENING
TUESDAY 28 NOVEMBER 2017
6-9 PM

from 28 November 2017 to 20 January 2018 by appointment only


Over the course of the millennia, copper has been the raw material used to produce an enormous quantity of craft manufactures for domestic and decorative use. Drawing on a centuries-old tradition of mining copper ore in the Balkans (the first traces date back to the Illyrian age, 6th-5th c. B.C.), the rapid expansion of the Albanian industry in the early 20th Century led to a decisive development of the production processes, with a consequent increase in the commercialisation and exportation of copper products, including the traditional filigree ornamental ware created through the weaving and soldering of thin metal wires.
The extensive dissemination of filigree cups and pendants, particularly on the western European and the Asian markets, slowed dramatically in the early ’90s with the fall of the communist dictatorship and the closing of the state factories. A phenomenon that inevitably implied the sudden collapse of manufacturing activities and massive job losses. Within a few years, however, new self-managed groups of craftspersons previously active in the copper industry began to organize themselves independently, acquiring small quantities of raw material, firstly from the French and German factories.  Filigree production slowly began to revive in a wholly new form: great skeins of electrical wiring are stripped by burning the plastic insulation in open-air ovens; the wire thus obtained is subsequently pressed and then woven following the traditional methods and models, albeit at great expense in terms of time and energy.
Copper, the first solo show in Italy by Endri Dani, recounts the story of this unusual metamorphosis of modern production processes. A reversal from the industrial to the craft model; the slow, necessary rediscovery of work capable of constantly regenerating knowledge and identity.
The sudden closure of the factories, entailing a brusque return to individual ingenuity, led to the overcoming of a state of depersonalisation and alienation in favour of rapidly regained awareness and a new spirit of collective organization. The new status of homo faber and the overcoming of the condition of animal laborans – to borrow the celebrated terms by Hannah Arendt (2001) – is explicated through a process of productive downsizing, to the benefit of a new human dimension, that of a rediscovered uomo artigiano (R. Sennett, 2008) willing to learn from his error and from the constant tension towards the perfecting of the creative gesture. A story which the artist encapsulates by evoking the personal and family vicissitudes that during his infancy marked the lives of his own mother and many workers who almost overnight became new, free craftspersons. Through the exposition of two skeins of electrical wiring, partially stripped in order to obtain the raw material for the production of filigree work, Endri Dani recounts the journey of the copper from the Franco-German factories to the Albanian craft workshops. Pressed by mechanical rollers until it takes the form of slim copper strips, the wire is suspended at the observer’s eye level, displaying in detail the beginning of the meticulous weaving that will lead to the production of the precious filigree ware. On the walls are moulds taken from the filigree, panels of raw clay on which can be read the decorative traces of the manufactures. The decision not to exhibit directly the commercial objects underlines, lastly, the radical separation between ornament and surface, object and goods: a separation that again distinguishes the industrial process from creative invention and the inestimable wisdom of gestures.
Copper, 2017, installation, variable dimensions, 4 metal tubes, 2 copper wire skeins, 12 panels in raw clay, each 20x20 cm

Endri Dani
(Shkodra, Albania, 1987) lives and works in Tirana.
Recent solo show: Poiein, 1919 Gallery, Mexico City, (Mexico), 2017; Recent group shows: Mythologies, Palazzo Palmieri, Monopoli, 2017; Albanie 1207 km est, Mucem – Musée des civilisations de l’Europe et de la Méditerranée, Marseille, (France), 2016-2017; Forming in the pupil of an eye, Kochi-Muziris Biennale 2016, Kochi, (India), 2016; Museum ON/OFF, Centre Georges Pompidou, Paris, (France), 2016; The Whale That Was a Submarine. Contemporary Positions from Albania and Kosovo, Ludwig Múzeum, Budapest, (Ungheria), 2016; Coexistence: For a New Adriatic Koinè, Fondazione Museo Pino Pascali, Polignano a Mare, 2015


THE OPEN BOX
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